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Una fresca e umida serata autunnale vide l’inizio di una nuova storia, fatta di carne e sangue, costruita su una collina di parole e sospiri, di pensieri e sogni, tra un uomo e una donna che ebbero il privilegio di incontrasi, per caso, tra un milione di anime perse nel web.

Erano trascorsi, oramai, circa quindici mesi dalla separazione da mio marito. Ovvero dal giorno in cui lasciai la casa dove lui ancora vive.
Me ne andai quando la mia vita sembrava finita, esaurita, senza speranza. Feci un ultimo sforzo e, in brevissimo tempo – circa dieci giorni – trovai un altro appartamento, nel quale immediatamente traslocai.

Avrei potuto intuire dalla fermezza con cui decisi di abbandonare velocemente quel luogo oramai ostile che era diventata la mia casa. Avrei dovuto percepire un segno in quella determinazione nell’affrontare il cambiamento. La capacità, che non credevo possedere, di rimettermi in gioco.
Invece no, ho pianto. A lungo.

Solo adesso, però, guardando al passato e osservandomi con più lucidità, ri-scopro in me una donna forte, creativa e sognatrice. Una donna capace di costruire grattaceli e scalare montagne. Una donna che desidera gridare, con veemenza, il suo desiderio di sentire la vita che le scorre dentro.

Quella sera d’autunno un nuovo atto stava per iniziare nel palcoscenico della mia vita.

Nuova scena, nuovi personaggi. Il sipario si apre. Cala il silenzio.

Lui era lì. Sceso dal taxi non esitò un momento. Mi venne incontro e, senza dire neppure una parola, mi abbracciò e mi baciò.
Proprio così avevamo immaginato il nostro primo incontro. Ne avevamo parlato, tante volte, durante le nostre conversazioni telefoniche. Sono una romantica sognatrice e lui è il mio specchio.

Mi baciò a lungo, poi, scostandosi non più di qualche centimetro dal mio viso, con una leggera smorfia, terribilmente sexy, mi sorrise e disse: “Ciao bambolina…”.

Curiosa sensazione ritrovarmi tra le braccia di un estraneo che, sino al giorno prima, sentivo tanto familiare. Anche la sua voce sembrava diversa.
Eppure mi piaceva, tanto, e il mio entusiasmo cresceva, fermentava, ogni minuto che trascorrevo assieme a lui. Avvertivo la vita fluire veloce nelle vene.

Quel piccolo uomo era straordinariamente attraente.

Una nuova storia, in quel momento, prendeva forma. Una forma irregolare. Inconsueta per me che avevo vissuto quasi vent’anni con lo stesso uomo e mai avrei immaginato di desiderarne un altro. Quella sera dimenticai che entrambi eravamo sposati.

La mia realtà, ordinata e preconcetta, era stata oramai stravolta. Tutto ciò mi spaventava, sì, ma non potevo fare a meno di Lui e, soprattutto, di provare quelle emozioni.
Ero viva.

Lui, il Prof., era un uomo piacevole. Più vecchio di me, di circa nove anni. Magro. Non troppo alto. Sorriso dolce. Occhi vispi. Quasi completamente calvo. Indossava un classico abito blù, con giacca a tre bottoni e camicia bianca. Pantaloni senza pence e mocassini neri, rigorosamente Tod’s . Sopra, un impermeabile color ghiaccio. Oggi non ricordo più quale fosse la sua cravatta, forse una Marinella, capitava spesso a Napoli.
Profumava di pulito. Era delicato, semplice. Adorabile.

Desideravo stringerlo. Avevo fame di tenerezza. Mi era mancato, troppo a lungo, il calore di un corpo affettuoso. Bramavo il contatto con la sua pelle.

Ci incontrammo intorno alle ore diciannove. Era ancora presto per la cena.
Quel luogo solitario e di grande atmosfera ci coccolò per per un paio d’ore.
Passeggiammo a lungo, con alcune soste per strapparci baci colmi di passione. Eravamo entrambi imbarazzati e distanti. Desiderosi, tuttavia, di toccarci, annusarci, conoscerci. Le sue mani cercavano, prepotentemente, di insinuarsi nei miei jeans e sotto la mia camicia di seta bianca.

Le sue mani ed i suoi baci, ma soprattutto la situazione insolita in cui mi trovavo, mi eccitavano. Ero cauta, però. Non volevo bruciare le tappe. Volevo gustare pienamente quel momento.

La serata, tuttavia, si concluse nel peggiore dei modi. Parlammo e ci baciammo molto, sì, ma lui mi desiderava. Aveva immaginato quel primo incontro con un finale diverso, e rimase deluso.

Dopo aver cenato, con un taxi arrivammo a piazza “San Pietro”, percorrendo Via della Conciliazione: neanche a raccontarla la magia di quella strada, nel deserto della notte.
Arrivati lì, restammo abbracciati, per qualche minuto, rapiti dalla vista di quel posto suggestivo e silenzioso. La strada era umida e la bassa temperatura cominciò a farsi sentire, in modo spiacevole, sul viso e sotto i vestiti, troppo leggeri per una serata d’autunno. Cercammo, per un po’, di scaldarci abbracciandoci. Mi piaceva intrufolare le mie braccia sotto il suo impermeabile e, ancora, sotto la sua giacca. Le mie mani, sopra la sua camicia, potevano sentire il calore della pelle e la forma del suo torace.

Nel frattempo, la nebbia umida della notte aveva bagnato la strada. Le nostre mani non ci scaldavano più sufficientemente. Il freddo, da fermi, divenne più intenso.  Decidemmo, allora, di avviarci a casa mia. Stavolta a piedi. Desideravo stare con lui il più a lungo possibile.

Arrivati davanti al mio portone chiamò un taxi. Nell’attesa ci guardammo, accarezzandoci. Avrei voluto farlo salire da me, ma ero seccata per il suo atteggiamento eccessivamente contrariato. Così, non dissi nulla sino all’arrivo del taxi.
Sconsolato, si voltò e disse: “ci sentiamo”. Subito dopo svanì, nell’auto, lungo la strada.

Quella notte parlammo ancora, al telefono, per molto tempo. Io da casa e lui dalla camera dell’hotel dove alloggiò per una notte. L’indomani sarebbe ripartito.
Era molto deluso. L’entusiasmo dei giorni precedenti sembrava essere svanito. Più manifestava la sua frustrazione, più io mi irrigidivo.

La mattina successiva mi svegliai con un suo messaggio, nel quale palesava la sua insoddisfazione, l’avvilimento direi, per gli auspici disattesi. Mi disse che percepiva uno scarso interesse da parte mia e, per tale ragione, aveva deciso di non vedermi più.
In quel momento l’intesa, cresciuta durante le nostre conversazioni telefoniche, sembrava scomparsa.

Manifestai la mia tristezza per le parole, amare, che l’uomo del web non avrebbe mai pronunciato.

Mi sentivo come seduta su un castello di sabbia.
Lui era ossigeno per me, non volevo che finisse.

Mi sconvogeva il pensiero che tutto quel benessere, nutrito nei mesi precedenti, potesse, in un attimo, dissolversi nel nulla.

Ancora una volta, la mia indole romantica e sognatrice mi aveva condotto sino all’uomo sbagliato.

Ci incotrammo di giovedì. Il vernerdì era già tutto finito.

Il sabato, però, accadde qualcosa di inaspettato.

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23 pensieri su “Una storia nella storia.

  1. BELLO STRONZO!!!
    Ehm, quando racconti il primo bacio, mi è venuto da ridere al pensiero di questo che scende da un taxi con la mente da far sfracelli, riesce a stento a intravedere una gonnella, si lancia e oops, cade sulla bocca sbagliata… Ammesso e non concesso che per lui ci siano gonnelle sbagliate.
    Insomma ‘sto primo approccio mi è piaciuto ZERO. E non per i baci, ma per la stizza. Anche le mani febbrili, no, mai. Cioè, le mani sì, ma l’ossessione del timer in piena piazza, dopo tre minuti, come un verginello che non si sa dosare sul corpo del partner, no.
    Nel senso che sei pure sposato e non è che stai passando all’incasso ché c’hai da minimizzare i costi di trasferta o massimizzare i benefici della settimana, eh.
    Se susciti perplessità, sappi stare al gioco, e fai il signore.
    DU CALME.
    Vabbé, cantiamoci su:

    http://www.ina.fr/video/I00002405
    stessa canzone ma interpretazioni del tutto diverse in tempi diversi della stessa cantante.
    E se si è proprio duri di comprendonio, qui c’è il
    libretto d’istruzioni:
    http://www.paroles.net/juliette-greco/paroles-deshabillez-moi
    Ah, che fatica! 😛

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      1. Grazie dell’apprezzamento, ma non immaginarti niente di che.., non sono niente di speciale, sai, ho solo letto un po’ di libri. Sono in tutto e per tutto l’opposto di una mangiauomini. Non sopporto l’incompetenza, diciamo… (-:
        Mi farò sentire volentieri, ovvio!

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      2. Dicevo, il merito in questo caso è soprattutto della cantante che ha interpretato magnificamente una delle più belle rappresentazioni del desiderio femminile che io abbia mai letto. Pure se lo ha scritto un uomo… datato 1967, data singificativa.

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